Fallo!
ALIBI: un uomo, per il settimo anniversario di matrimonio, fa un regalo "particolare" alla mogliettina (Sarah Cosmi).
MONTAGGIO ALTERNATO: lui, produttore televisivo, tradisce la consorte con la moglie del suo amico regista, che non rimane con le mani in mano.
2 CUORI E UNA CAPANNA: giovane cameriera (Raffaella Ponzo) fa servizi particolari ai clienti del suo albergo.
BOTTE D'ALLEGRIA: lui si eccita mentre lei (Angela Ferlaino) racconta le sue scappatelle.
HONNI SOIT QUI MAL Y PENSE: Anna (Maruska Albertazzi), in uno scambio di coppie concede ad uno sconosciuto la parte del corpo più intima, che ha rifiutato persino al suo fidanzato.
DIMME PORCA CHE ME PIAZE: una coppietta in viaggio di nozze si scopre più audace del solito.
Queste le storie raccontate in "Fallo!", ennesima opera di Tinto Brass.
Quando si parla di questo cineasta c'è sempre un misto di deferenza e ribrezzo, deferenza perché all'inizio della sua carriera è stato uno dei registi più estremi, particolari, affascinanti di quel periodo e ribrezzo per la sua conversione, durante gli anni settanta, al dio denaro (e a non solo quel tipo di 'divinità') scegliendo una via più commerciale. Si può forse dire che negli ultimi venti anni le vette del suo cinema si possano riassumere in tre titoli, "La Chiave, "Snack Bar Budapest" e "Senso '45", forse perché in quelle pellicole una briciola del talento visivo di Brass è ancora riconoscibile.
Quest'ultimo lavoro del nostro è solo una sfilza di barzellette inutili, in cui invece dei primi piani degli attori, e delle attrici, preferisce dar spazio ai peli pubici e ai falli, quasi sempre di plastica, dei partecipanti alla pellicola. Non che l'abbia già fatto in precedenza, sia beninteso, ma forse, in questo caso, ha calcato di più la mano. Non ci sono neanche le solite atmosfere impalpabili e confuse che ormai erano il suo marchio di fabbrica, manca anche quel suo modo di girare usando lo zoom un pò stile anni settanta, e montando i soliti attacchi sull'asse, escamotage tecnici che riuscivano a destabilizzare il racconto, rendendolo, così, quasi unico.
Questo genere di film, dispiace dirlo, non serve a nessuno o forse unicamente al regista, che, indubbiamente, qualche soldino se l'è messo in tasca oltre a dare qualche palpatina alle attricette, e a quelle povere anime che, imprigionate dal caldo estivo, si rifugiano nelle sale nostrane per "sentire" se sono ancora vivi.
Voglio però spezzare una lancia in favore di Brass, in quanto, penso, che sia uno dei pochi cineasti profondamente onesti rimasti in circolazione. Si, onesto e coraggioso. Lui ha cambiato radicalmente il suo concetto di cinema sobbarcandosi gli insulti della critica e del pubblico. Se c'è un uomo da additare, questo è Tinto Brass! Uomo che ha cambiato bandiera, che declama sconcezze, rifiutato dai suo colleghi, offeso dall'opinione pubblica, e lui è lì, ancora in piedi, che si difende, come un Larry Flint con l'accento veneto, pensando che sia nel giusto, e forse lo è. In realtà Brass non fa neanche film erotici, e questo in particolare lo dimostra, la sua è un ossessione che diventa quasi nauseante ed esprime tutto tranne la gioia del sesso. Sembra che sia un uomo di cinema che non pensa, mostra e basta, non filtrando attraverso lo sguardo del cineasta che insemina, in un altro senso naturalmente, stimola la riflessione, curva la realtà rendendola altro, e magari, se è possibile, aiuta a capirla.
Ha appreso un livello superiore, è riuscito ad eliminare la figura del "regista", rendendola un entità astratta. Forse ha raggiunto il nirvana, e noi non ce ne siamo accorti.

Marco Massaccesi

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