Il principe e il Pirata

Quando si pensa al Natale viene in mente un omone ridanciano, vestito di rosso con una bella barba bianca, un enorme sacco sulle spalle e tanti regali per tutti.
Si certo, ma non c'è solamente lui. Purtroppo! A sbarcare insieme all'anziano signore più famoso del mondo, c'è anche una truppa disordinata e poco esemplare che punta alle sale cinematografiche con film di dubbio gusto e ancor più contestabile qualità. Il primo ad aprire la marcia è Leonardo Pieraccioni che si traveste da Principe e affida il ruolo del Pirata al suo amico di sempre, Massimo Ceccherini.
Tranquillizzatevi, non si tratta di un film in costume. Quella prova è stata già realizzata e visto il mediocre successo è probabile che il nostro toscanino doc non ci riprovi una seconda volta. Chiusa la trilogia dei film in stile "disneyano" - così li definisce lo stesso "registattore" - in cui donne bellissime si innamorano di bravi ragazzi un pò imbranati per uno scontato happy end, Pieraccioni si decide per una storia più realistica.

Racconta così l'avventura del timido Leopoldo, maestro elementare, che si ritrova di colpo davanti ad una realtà familiare decisamente inaspettata. Da una parte il padre che "resuscita" dopo essersi finto morto nel tentativo folle di sfuggire ai suoi creditori; dall'altra la notizia di possedere un fratello.
Un fratello tutt'altro che raccomandabile! Soprannominato Gimondi, perché concepito durante un Giro d'Italia vinto dal magnifico corridore, Melchiorre è un habitué del riformatorio e del carcere. Costretto ad andare in Sicilia per recuperare il fratello all'Ucciardone, Leopoldo si ritrova a dover dividere un viaggio di cinque giorni attraverso l'Italia, con uno sconosciuto che scassina le cassette delle offerte nelle chiese, conosce inquietanti personaggi della mala napoletana e ruba portafogli a chiunque gli capiti sottotiro, persino al suo mito di sempre: il mago Silvan. Ma nonostante tutto sarà un viaggio liberatorio, attraverso il quale imparerà a conoscere una vita indubbiamente oltre i limiti della legalità, ma non meno affascinante e divertente.

Si fa sempre più lontano il ricordo del divertimento originale e realmente comico de "I laureati" e de "Il ciclone": purtroppo Leonardo stenta ad arrivare almeno ad un'onorevole tripletta. Ai fuochi d'artificio e ai pesci innamorati aggiunge ora due nuovi e improbabili personaggi che ricalcano le caratteristiche dei suoi precedenti, altrettanto timidi e banalmente surreali. Non riesce neppure a dar seguito all'unica battuta interessante del copione, pronunciata dal piratesco Ceccherini "Praticità, concetto e rapida conclusione".
La sceneggiatura, ancora una volta scritta in collaborazione con Giovanni Veronesi, è convenzionale e monotona, ma sopratutto interminabile. Pochi sorrisi li riesce a strappare solo Ceccherini con alcune sue battute, che sembrano però personalissime improvvisazioni.

Valeria Chiari

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