Lost in translation - L'amore tradotto
Mai titolo fu più profetico, il Lost in translation della Coppola (Il giardino delle vergini suicide) diventa L'amore tradotto, significato lontano anni luce dal film che giustamente si è perso nella traduzione di un "arguto" interprete.
Sicuramente una delle pellicole più interessanti viste finora al Lido con una prima parte decisamente maiuscola a cui segue una leggera caduta di tono nel segmento centrale; una cosa rimane comunque inamovibile: la grandezza di un Bill Murray ritrovato. Esilarante nei momenti di commedia e terribilmente coinvolgente quando i discorsi si fanno più seri.

Bob Harris (il grande Bill) è una star Hollywoodiana, il cui astro ha iniziato la parabola discendente, che si trova in Giappone per girare uno spot pubblicitario per la "modica somma" di due milioni di dollari. L'insonnia, la mancanza di comunicazione ed una cultura agli antipodi relegano di fatto il povero Bob ad una sorta di prigione dorata nel suo lussuosissimo albergo. Non lo aiutano nemmeno le telefonate a casa che, a parte gli orari, non fanno che aumentare il suo senso di distacco con dei figli che pensano solo agli affari loro ed una moglie che, dopo venticinque anni di matrimonio, è quasi felice di non averlo tra i piedi per un po'.
Charlotte (Scarlett Johansson / Ghost world) vive una situazione simile seppur da un'angolazione completamente diversa. Venti anni, fresca di matrimonio e con le idee ancora confuse sul suo futuro. Un marito fotografo ed intere giornate fatte di attese solitarie.
Due persone così non possono che trovarsi e condividere il tempo che gli resta insieme, almeno per non sentirsi come due isole nell'oceano.

Le pellicole con storie che nascono casualmente tra persone che non si conoscono sono decisamente molte, ma sono comunque tante anche quelle che passano via senza lasciare un briciolo di ricordo. Per questa di Sofia Coppola ci sarà sicuramente un destino migliore. Se la storia tra i due protagonisti è la parte filmica che soffre maggiormente di scontatezza ed eccesso di patinatismo, rimane imperdibile tutto ciò che è collegato allo spot pubblicitario ed ai tentativi di comunicazione tra Bob e i giapponesi. A volte una sola espressione è meglio di mille parole.

La chicca:
memorabile l'incontro stampa dell'attricetta Kelly a cui Bob assiste casualmente. Chissà perché ho avuto una sensazione di deja-vù.

Curiosità:
per i pochi che non lo avessero riconosciuto, il film italiano con tanto di frase: "Marcello, come here", è La dolce vita di Fellini.

Indicazioni:
per ridere di gran gusto e sognare per qualche momento.

Valerio Salvi

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Trailer italiano (it) per Il mio nome è Nevenka (2025), un film di Icíar Bollaín con Mireia Oriol, Urko Olazabal, Ricardo Gómez.

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