Ma che ci faccio qui!
Per il suo esordio nella regia del lungometraggio cinematografico, il ventottenne Francesco Amato, proveniente dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, anziché affrontare una notte prima degli esami ha pensato bene, ispirandosi al titolo di un noto romanzo di Bruce Chatwin (Che ci faccio qui?, appunto), di partire direttamente da una bocciatura. Quella del diciottenne Alessio, interpretato in maniera sorprendente dall'esordiente Daniele De Angelis (scelto dopo un casting durato sette mesi), il quale, desideroso di attraversare l'Europa insieme ai suoi più cari amici in occasione della stagione estiva, si ritrova invece messo in punizione dai genitori. Ciò, però, non gli proibisce di fuggire in motorino nel tentativo di concretizzare i suoi progetti vacanzieri, anche se, a causa di un imprevisto, si trova costretto a fermarsi a lavorare, a settanta chilometri da Roma, all'interno di uno stabilimento balneare gestito da una famiglia a dir poco sui generis.
Attraverso un movimentato e frizzante incipit che, tra commento musicale punk - style e magliette riportanti i loghi di gruppi rock del calibro di Korn e Pantera, lascia già intuire un certo clima di ribellione giovanile, Amato introduce quindi quello che Andrea Agnello, sceneggiatore della pellicola insieme a Daniela Gambero, Pierpaolo Piciarelli ed allo stesso regista, definisce giustamente un "road movie statico", in quanto il viaggio resta intenzionale, però il protagonista finisce per effettuarlo ugualmente all'interno di sé, arricchendosi progressivamente grazie alle complicate situazioni che si mostra capace di affrontare per mezzo di un invidiabile ed immancabile ottimismo.
Seduzioni, fughe ed improbabili compagni di viaggio, infatti, non rappresentano altro che prove più o meno allegoriche il cui conseguimento sembra essere finalizzato al raggiungimento di una maturità ben più significativa e concreta di quella canonica e prevalentemente intellettuale che Alessio non è riuscito ad ottenere sui banchi di scuola.
Ed il tutto, impreziosito da un'ottima colonna sonora che spazia dai temi di Alberto Caruso a Veba dei Verdena, passando per California di Gianna Nannini, viene efficacemente raccontato per immagini in movimento grazie all'azzeccato assemblaggio di situazioni di difficile prevedibilità, ulteriormente arricchite con interessanti personaggi che hanno i volti, tra gli altri, di Paolo Sassanelli (La vita che vorrei), Alina Nedelea (Arrivederci amore, ciao) ed il veterano Gianfranco Barra (I nuovi mostri), la cui presenza si lascia quasi interpretare come un omaggio al vanziniano Sapore di mare (1982). Elementi che contribuiscono in maniera positiva ad elevare al di sopra della media oltre novanta compatti minuti decisamente superiori rispetto ad altri prodotti concepiti da ex allievi del Centro sperimentale di Cinematografia (e per il confronto citiamo solo Incidenti).

La frase: "Come dice mio padre, l'unica cosa che so fare è organizzare feste".

Francesco Lomuscio

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