My little eye
Cinque ragazzi devono vivere per sei mesi in una casa sperduta non si sa dove. Fin qui il gioco potrebbe ricordare una sorta di "Grande fratello" televisivo, ed in effetti la teoria è la stessa; unica differenza è il fatto che in "My little eye" basta che una sola persona si ritiri e tutti perdono la posta in palio di un milione di dollari.
Il film è completamente girato in soggettiva, ovvero l'occhio che guarda è quello del Grande Fratello che non si sa chi sia. La casa ha un'atmosfera alla Overlook Hotel di Kubrickiana memoria (c'è anche la neve), ed in più è una di quelle case che scricchiolano, quasi a voler parlare. Oltre a tutto questo, la posizione della dimora è sconosciuta a tutti (potrebbe essere su Marte come potrebbe essere a due passi da casa loro: potenza del mondo globale!). Insomma l'aria che si respira nel film è assolutamente paurosa. C'è anche il riferimento ad un famoso romanzo di Agatha Christie che non posso dire, altrimenti svelerei l'inghippo. Abbiamo tutti gli elementi per poterci terrorizzare.
Comunque c'è da dire che "My little eye" non è solo un film "di paura" è anche un film su come il voyerismo di tanti spettatori possa raggiungere livelli allucinanti. Io ho sempre pensato che dopo l'invenzione televisiva de "Il grande fratello" fossimo arrivati ad un punto di non ritorno. Voglio dire: come si fa a credere vita vera, ciò che è soltanto spettacolo (e del più brutto). Il film in questione, sebbene sia un'esasperazione della teoria, rende molto bene il punto. I concorrenti con lo scorrere del tempo cominciano a rivelare le loro paure più profonde, permettendo che queste gli si ritorcano contro. Ed è per questo che, ad un certo punto, il film cambia registro e diventa un film ad alta tensione con tutti i crismi del genere.
Il mescolare elementi da real TV con elementi spettacolari sicuramente assolve la funzione di tenere lo spettatore attaccato alla poltrona, ma allo stesso tempo fa capire che ci deve essere sicuramente qualcosa di malato nella perdita di controllo dei sistemi mediatici in un'era da cultura globale.
Ovviamente non credo ci voglia essere un intento di denuncia dietro questo film che è più propenso ad un crescendo di tensione che sfocia in una specie di giallo moderno (qui ovviamente non c'è un investigatore).
Sicuramente è difficile girare un film su soli cinque personaggi (anche se in effetti ci sono altri due importanti personaggi che però si vedono per pochissimo), e bisogna dire che il regista Marc Evans c'è riuscito benissimo, anche per la bravura degli interpreti.
Quindi se vi ha spaventato (a me sì) "Blair Witch Project", sicuramente qui avrete pane per i vostri denti.

Renato Massaccesi

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