Oliver Twist
"Pensavo che fosse mio dovere realizzare un film per i miei figli perché loro si sono sempre interessati al mio lavoro. E così ho cominciato a pensare ad una storia per bambini e alla fine ho scelto Dickens. E devo dire che Oliver Twist, che racconta le peripezie e le disavventure del giovane Oliver, mi è sembrata la scelta più ovvia. Quando ero bambino, adoravo i romanzi di Dickens e ho sempre amato quel periodo storico sia sul grande schermo che in letteratura".
A tre anni da Il pianista, toccante vicenda di sofferenza e dolore ambientata nel Ghetto di Varsavia durante la Seconda Guerra Mondiale, il Premio Oscar Roman Polanski torna a raccontare un'altra storia di sopravvivenza, questa volta, però, interpretata da un bambino, attingendo da Oliver Twist, grande classico della letteratura scritto nel 1838 da Charles Dickens, il quale, a partire dai lontani tempi del muto, è stato oggetto di non poche trasposizioni, tra cinema e televisione, la più nota e riuscita delle quali è sicuramente Le avventure di Oliver Twist (1948) di David Lean.
Quindi, tra povertà, maltrattamenti ed un pizzico d'indispensabile ironia, Polanski mette in scena la figura del piccolo orfano Oliver Twist, ottimamente interpretato da Barney Clark (The lawless heart), il quale, etichettato come elemento di disturbo dal direttore della casa lavoro in cui vive insieme ad altri ragazzini, viene offerto come apprendista a chiunque accetti di prenderlo con sé.
Scampato ad un mestiere pericoloso come quello dello spazzacamino, che ha già visto la morte per asfissia di non pochi bambini, Oliver prima si ritrova a fare da apprendista per un impresario di pompe funebri, poi, dopo essere stato ingiustamente picchiato per aver litigato con un altro giovanissimo praticante che lo ha provocato alludendo alla morte della madre, fugge a Londra, dove, stremato e affamato, viene ospitato a dormire da Artful Dodger (Harry Heden), finendo per essere inglobato in una banda di piccoli scippatori gestita dal sinistro signor Fagin; un irriconoscibile Ben Kingsley da Oscar quest'ultimo, il quale, spesso impegnato nello sfornare grottesche battute dal contenuto esilarante, è affiancato dalla coppia formata dal brutale Bill Sykes (Jamie Foreman) e dalla fidanzata Nancy (Leanne Rowe).
Infine, per una serie di vicissitudini che vedono coinvolte anche la polizia e la magistratura, Oliver comincia una nuova vita a casa del signor Brownlow (Edward Hardwicke), dove viene trattato molto bene, ma Fagin e Bill Sykes, intimoriti dal fatto che egli possa spifferare i loro nomi alle autorità, tornano sulle sue tracce.
Ed il tutto ci viene raccontato all'interno di circa 130 minuti lussuosamente confezionati, il cui fascino va' riconosciuto soltanto nelle scenografie di Allan Starski (Schindler's list-La lista di Schindler), i costumi di Anna B. Sheppard (Sahara) e, soprattutto, la bella fotografia in vecchio stile di Pawel Edelman (Ray), che abbonda in contrasti, mentre la regia, a tratti perfino teatrale, è del tutto classica e priva di particolari guizzi, tanto che il tocco polanskiano è vagamente riconoscibile esclusivamente in alcuni, inquietanti momenti che caratterizzano la seconda parte. E va' bene che confrontarsi su celluloide con romanzi e racconti non è mai stata impresa facile nemmeno per il più osannato degli addetti ai lavori, ma bisogna ammettere che questo Oliver Twist non risulta essere altro che un compitino ben fatto, molto ben fatto, per mano dell'invecchiato, "maledetto" autore di Rosemary's baby-Nastro rosso a New York e L'inquilino del terzo piano.

"La frase": "Via Oliver, via, tu sei un ragazzino perbene, non è vero?"

Francesco Lomuscio

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