28 Marzo 2008 - Conferenza stampa
"Amore, bugie e calcetto"
Intervista al regista e al cast.
di Andrea Giordano

" Abbiamo cercato di fare una commedia che facesse ridere, ma anche e forse soprattutto che fosse vera, realistica, che raccontasse personaggi in cui ci possiamo riconoscere ", così lo sceneggiatore Fabio Bonifacci, introduce alla stampa l'ultimo lavoro diretto da Luca Lucini, alla sua terza regia dopo Tre metri sopra il cielo nel 2004 e L'uomo perfetto nel 2005.

In questo film, i personaggi " fuori ruolo " sembrano proprio gli uomini, come mai?
Fabio Bonifacci: Questo desiderio di realismo che accompagna tutto il film, sta anche dietro a questa scelta, nella realtà a noi sembrava che oggi, rispetto al discorso dell'età, a essere più " fuori ruolo " siano più gli uomini che le donne. In effetti, però, oggi siamo un po' tutti tendenzialmente " fuori ruolo ", perchè la società non ha più ruoli prestabiliti, abbiamo la grande libertà, teorica e pratica, di ritrovare il nostro ruolo e questo comporta difficoltà conflitti, ecc.. insomma è un' opportunità, ma anche un limite.
Claudia Pandolfi: Se devo utilizzare una metafora calcistica, penso che anche il mio personaggio di Silvia, sia molto fuori ruolo, anzi non è stato neanche convocato. Ha fatto tutti gli allenamenti, il ritiro, e poi improvvisamente si ritrova a casa, sacrificando tutte le sue ambizioni, le sue passioni per la famiglia e alla fine non le rimane nulla. Per fortuna la salva la sensibilità di suo marito Lele, Filippo Nigro, che l'aiuta e con il quale ci scambiamo poi i ruoli.

Ma il film parla anche di bugie...
Claudio Bisio: Verissimo, difatti ci sono bugie esplicite, come quelle che dice il mio personaggio, Vittorio, nei confronti del figlio o della ragazza con la quale ha una relazione ma anche bugie dette a fin di bene o divertenti come quelle dell'ex moglie, che prova ancora qualcosa per lui e che addirittura pur di massaggiarlo, si inventa il nome di un muscolo un po' particolare, e del quale c'è urgente bisogno di un immediato trattamento. Insomma bugie sì ma che in qualche modo fanno parte della nostra vita di tutti giorni.

Per questa sceneggiatura vi siete ispirati magari a qualche prodotto americano di nuova generazione?
Luca Lucini: No, assolutamente. Quello che ho voluto fare io è stato quello di guardare la realtà con uno sguardo da un punto di vista popolare e molto italiano. L'affezionarsi a persone normali, a personaggi, anche perdenti, quello è stato il nostro punto di partenza.

Il film è una storia corale, molto complessa per certi versi : è stato più difficile scriverla o girarla?
Luca Lucini: Scriverla sicuramente. Girarla sì è stato difficile e faticoso, ma devo dire, a parte il cast che mi ha aiutato moltissimo, tutti hanno sposato subito il progetto di questa commedia, e poi l'equilibrio che si è creato immediatamente era perfetto per il film. Invece, come detto, è stato complicato scrivere e riuscire a far procedere tutte le storie, tutti gli sviluppi dei personaggi, ma insieme siamo arrivati alla fine e siamo contenti del prodotto che ne è uscito.
Fabio Bonifacci: Ovviamente parlando di scrittura, è chiaramente stata una struttura complessa, per il fatto delle molte storie che si intrecciano. L'obiettivo era quello di cercare di raccontare la vita quotidiana in modo un po' epico, fare vedere come anche nella vita più normale ci siano sfide e confronti. In fondo questi personaggi fanno cose molto semplici come aprire un'azienda, chiuderla, avere dei figli, hanno un lavoro, e tutto questo, però, comporta una quantità di tormenti, dolori, gioie, colpi di scena, che rendono la vita quotidiana molto più avventurosa di quanto ci si immagina. Per rendere questo aspetto avventuroso della quotidianità, abbiamo costruito per ogni coppia di personaggi una trama, un piccolo film, quasi come se fosse un giallo, con i suoi cambiamenti di direzione, le sue scoperte, i suoi colpi di scena, per poi unire queste quattro storie diverse alla macro soglia della squadra. Ogni partita giocata ha un suo inizio, una sua fine, una sua storia. È stato un lavoro lungo.

Nel film giocate una partita contro gli Old Boys, da Schillaci a Tacconi fino a Rizzitelli, com'è stato?
Filippi Nigro: Io pensavo di non subire troppo i ricordi, e devo dire che invece, personalmente, riguardo a Rizzitelli, ho mandato l'aiuto regista dicendogli se gentilmente, a fine partita, mi regalava la maglia. ( ride )
Claudio Bisio: Io devo dire che non ci credevo finchè non li ho visto tutti schierati, dal vivo.Quella è stata una scena che abbiamo girato verso la fine e quando li abbiamo visti arrivare tutti su un pulmino, tranne Tacconi che è arrivato col macchinone ( ride ), ci siamo stupiti. Poi loro giocano per beneficenza e sono rodati come gruppo. Vorrei far notare a tutti che ho veramente segnato a Stefano Tacconi, che non è stata una simulazione. Non è una cosa da tutti i giorni insomma ( ride ).

Un cast molto affiato bisogna dire, com'è avvenuta la scelta?
Luca Lucini : Devo dire che alcuni dei personaggi, come quelli di Claudio, Angela Finocchiaro, Giuseppe Battiston, li avevamo già in mente fin dalla scrittura della sceneggiatura, invece per esempio Filippo Nigro quasi subito ho pensato fosse perfetto, gli ho fatto leggere la sceneggiatura fra i primi e lui ha accettato subito. Da lì in poi, dopo il provino a Claudia, si è creata subito un'alchimia magica che mi ha immediatamente convinto a dire che la parte era loro. Devo dire che è stato un bellissimo lavoro sul cast e sono contento di quello che hanno dato loro ai personaggi.

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