10 Novembre 2008 - Intervista ESCLUSIVA
Fernando Solanas
Intervista al regista
di Andrea Giordano

Fernardo Solanas, regista tra i più apprezzati e premiati, ha presentato in anteprima allo Ied - Arti Visive di Milano il suo ultimo lavoro, La próxima estación, (che probabilmente sarà anche al prossimo Festival del Cinema di Berlino), tenendo anche un'importante lezione con gli studenti. Solanas, che è una delle voci artistiche - sociali più autorevoli a livello internazionale, affronta in questo suo nuovo progetto il tema dei mezzi di trasporto, in particolare delle ferrovie argentine.
È un viaggio emozionale, storico, di grande spessore, impreziosito da interviste, documenti e filmati d'archivio. È uno sguardo sincero su un intero Paese, ma che in realtà accomuna tutti. Non c'è mai retorica nel suo cinema, ma solo e sempre la verità d'autore.


Il suo ultimo lavoro, La próxima estación, è un documentario che parla di un argomento molto importante in Argentina, come quello dei mezzi di trasporto: quanto è importante poter "esplorare" e indagare ancora sul suo Paese?
Fernando Solanas: C'è sempre da raccontare e da dire, non solo sul mio Paese, penso sia un problema di tutti. Ci sono soggetti, problematiche, tematiche che continuamente si sviluppano e che bisogna affrontare e analizzare. Nel realizzare questo documentario per esempio non ho incontrato particolari difficoltà, se non certamente quella burocrazia di alcune grandi imprese o di alcuni concessionari privati che non volevano che io parlassi e che mostrassi la realtà dei fatti. Io invece ho voluto girarlo.
Il film vuole essere una sorta di memoria contro la dimenticanza.

Il documentario può essere visto come uno strumento per non dimenticare allora?
Fernando Solanas: Ma sa io faccio un tipo di cinema che non è "solo" documentario. Io preferisco parlare di evocazione e di testimonianza: in questo film io utilizzo diverse metodologie di lavoro, c'è la testimonianza, l'informazione storica e c'è la riflessione, che è molto importante.
Non condivido l'idea dell'essere eccessivamente obiettivi, esiste un cinema invece che prende parte alle vicende, che ne è coinvolto. Come un autore o un giornalista quando scrive un pezzo per un giornale dice la sua opinione, così faccio io con il mio lavoro.
Il cinema argentino, in generale quello sudamericano, sta vivendo un bel periodo: come vede questa nuova "ondata" di giovani autori?
Fernando Solanas: C'è una grossa ricchezza è vero: in America Latina ogni anno vengono fatti circa 400 film, quindi capisce che è impossibile trarre un bilancio, è enorme la produzione.
Posso parlarle però dell'Argentina, dove in un anno vengono girati una media di 60 film e che proprio un terzo di questi è fatto da nuovi registi, la metà donne.

Una donna è anche a capo dell'Argentina, qual è la sua posizione al riguardo?
Fernando Solanas: È vero e sarebbe interessante parlarne, ma rimarremmo qui per ore (sorride) Posso dire che è un governo politicamente progressista, ma è difficile ripeto affrontare un argomento così delicato, anche perché ci sarebbe il rischio di una disinformazione. Sa c'è grossa censura e manipolazione in Argentina, questo è risaputo, non c'è informazione; questo penso avvenga un po' anche in Italia, dove certe cose che si dicono possono essere malinterpretate.
Ogni Paese ha una sua storia, né peggio né meglio delle altre, non posso giudicare per esempio l'Italia di oggi se prima non ho capito cosa ha passato negli ultimi 20 - 30 anni. Io posso dirle che in America del Sud, dopo quasi mezzo secolo, si vive un periodo luminoso, di partecipazione popolare e di democrazia.

Lei gira il mondo tenendo lezioni e incontri con gli studenti: qual è il suo rapporto con i giovani ?
Fernando Solanas: Io ho un grosso e permanente rapporto con i giovani, di evocazione.
Per esempio, qui allo Ied di Milano, dove ho presentato questo mio lavoro, che è la "quarta puntata" (ho già cominciato la quinta e ultima tappa) di un viaggio d'esplorazione che sto compiendo sul mio Paese, ho visto una rispondenza vera e positiva degli studenti.
La próxima estación è un affresco sull'Argentina contemporanea e l'ho realizzato a partire proprio da un dialogo profondo con i giovani. Ho pensato che era giusto fare questo lavoro per spiegare anche a loro determinati eventi che non avevano compreso pienamente. Volevo mostrare il mio sguardo sull'Argentina. Tutte le settimane ho incontri e seminari con studenti, in Brasile, Europa, Stati Uniti, Italia ovviamente; mi piace insegnare, aiutarli, dare un contributo. Sa quando io ero giovane ho sofferto molto, perché non avevo l'esperienza tecnica giusta, strumenti che invece oggi ho e che posso condividere attraverso i miei incontri.

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